Tra divieti e progressi: il nuovo regolamento

29.09.2025
L'autunno: tempo di castagne e vino, dove ci si colora l'estate dei colori dell'inverno ma, soprattutto, tempo di novità. Ebbene si, l'ultima direttiva introdotta dal nostro ministro dell'Istruzione Valditara ,a partire dal 1° Settembre 2025, si suddivide in due grandi punti: i telefoni e l'esame di maturità.
Per tutto l'orario scolastico è imposto il divieto di usare i dispositivi che non hanno finalità didattica(salvo diverse eccezioni validate o certificate), altrimenti il docente deve necessariamente sanzionare l'atto con note o sospensioni. Queste a loro volta influiscono sulla condotta che diventa rilevante sulla bocciatura di uno studente e , in particolare per le classi quinte, può comportare la non ammissione all' Esame di Maturità obbligatorio, disposto sempre dal ministro in 2 esami scritti (italiano e materia di indirizzo) e 4 materie orali scelte dal decreto.

  

Per alcuni,queste impostazioni puntano a ridare merito alla disciplina, al rispetto e dare riferimenti chiari alle istituzioni, togliendo ambiguità che distraggono e guadagnando maggior "tempo-scuola". Per altri, invece, viene considerata come una misura troppo eccessiva , soprattuto su una delle questioni più trascurate dai politici, ma di vitale importanza: quella dello studente. L'adolescenza, come ci ricorda lo psichiatra e scrittore Galimberti, è una fase "drammatica, non tragica", in cui i giovani cercano un senso, costruiscono la propria identità e si scontrano con un mondo adulto che spesso impone più che ascoltare. La scuola è parte di questa transizione; dovrebbe essere per tutti un luogo in cui non si teme di sbagliare,un ambiente in cui non si misura solo il rendimento, ma si coltiva anche la crescita umana, affettiva ed emotiva perché, altrimenti, che tipo di adulti stiamo formando?
Vietare i telefoni non è un male in sé. Può essere una scelta sensata per ridurre le distrazioni e migliorare l'attenzione. Ma se diventa un muro anziché una porta, allora qualcosa non funziona. Privarne l'uso senza spiegare, senza accompagnare con percorsi di educazione digitale, rischia di alimentare frustrazione e ribellione e, peggio ancora, il rischio di etichettare gli studenti non più come persone in crescita, ma come soggetti da "controllare". Ci si dimentica troppo spesso che dietro ogni banco c'è una storia, un ragazzo o una ragazza che magari si è svegliato con l'ansia allo stomaco, con il cuore pieno di pensieri o con la voglia di mollare tutto.Forse la vera sfida non è solo mettere limiti, ma saperli spiegare. Non solo punire, ma educare.
E allora sì, ben vengano le regole se servono a costruire una scuola più seria e rispettata. Ma ricordiamoci che il rispetto nasce prima di tutto dal sentirsi visti. E forse, per molti studenti, non c'è nota più dura di quella silenziosa, quella che nessuno legge: il sentirsi invisibili. Perché solo quando uno studente si sente visto, ascoltato e rispettato, inizia davvero a imparare.

E solo allora, forse, quella scuola che spesso sembra lontana e fredda,tornerà ad assomigliare a un luogo dove vale la pena essere se stessi. 
Anche in silenzio.
 Anche con un cellulare spento.

A cura di: Francesca Barretta

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