Sentire.

28.10.2025

Cosa sono i sentimenti?

Cosa vuol dire realmente sentire?

"Sentimento" deriva dal latino sentire e viene inteso come percezione, intenzione o giudizio, che parte dal profondo di noi stessi: il sensus moralis che caratterizza tutti gli uomini.

Dal punto di vista filosofico, le menti romantiche hanno trasportato il frutto della ragione all'animo, alla dimensione irrazionale dell'impeto.

"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce" affermò Blaise Pascal dando il via al sentimentalismo artistico, successivamente evoluto in corrente filosofica con Hume e i romantici.

Ma è davvero così?
I sentimenti sono davvero figli del cuore?
Essi sono una forza che ci trasporta senza mete?Non esattamente.
Dal punto di vista psicologico, i sentimenti sono degli stati cognitivo-affettivi più duraturi delle emozioni in quanti su di essi ci si riflette e ci si lavora; se per le prime riusciamo a definire un quadro, con linee di contorno più spesse, per le seconde non abbiamo nemmeno il tempo di assaporarle e otteniamo solo uno schizzo, una linea sottile di grafite.
I sentimenti regolano il suddetto sensus moralis che la ragione, discordando con Pascal, può comprendere perfettamente e che, anzi, aiuta ad analizzare.
Seppure l'arte ci abbia insegnato ad immaginarli come puro istinto, dietro ai sentimenti c'è tanta razionalità; basti pensare al più grande e tenebroso dei sentimenti: l'Amore.
La forza che spinge l'uomo verso il suo simile, per sopravvivere a detta di Feuerbach.
Il brivido di paura che percorre la schiena o il vuoto allo stomaco, le cosiddette "farfalle".
Il sorriso sulle labbra quando la ragione rifila i ricordi come le tele di Aracne.
Insomma, tutto ciò che reca piacere e dolore contemporaneamente è l'Amore.
Ad oggi ha perso un po' la sua teatralità, è come se fosse uno scrittore in pensione che rilegge le sue storie per appagarsi; forse, ad oggi non riusciamo più a sentirlo davvero.
 È molto diffusa la filofobia, la paura di amare e di essere persino amato perché si teme il dolore che può arrecare.
Allora come si può definire esprit de finesse qualcosa che viene strettamente controllato?
 La tesi romantica decade alla vista dell'amore d'oggigiorno, un'epoca dove si ama sempre di meno perché si ha paura.
Dovremmo smettere di desiderare l'amore?Dovremmo ricorrere all'ascesi di Schopenhauer per poter essere felici, per poter sentire senza paura?

I sentimenti, nella loro purezza, ci sono sfuggiti così tanto da mano che è diventato necessario controllarli fino allo stremo.

Ci fermiamo solo alla loro superficie, ci basta questo per tirarci indietro.

Non è un paradosso?

Per anni ci hanno detto che i sentimenti sono alla base dell'essere umano, sono ciò che lo differenzia dall'animale (mi permetto di dire sentimenti e non ragione per evidenziare questa differenza) ed ora li cacciamo come se fossero insetti sui frutti succosi.

La verità è che siamo così tanto persi che non riusciamo nemmeno più a capire cosa proviamo.

L'amore è ridotto ad istinto sessuale.

La gioia è un attimo di sballo.

La tristezza è un sintomo di vittimismo.

L'autostima è egocentrismo.

La nostalgia è la trappola di chi ha lasciato andare tutto.

La fiducia è legata solo alla fedeltà nella coppia, un'altra facciata della solitudine.

La compassione è segno di debolezza.

Qual è la verità?

La verità è che sentiamo così tanto da non voler sentire più niente, ci rifugiamo nell'indifferenza.

Sentimento: sentire profondamente, qualcosa che parte da dentro.
Abbiamo forse paura di non avere niente?

Ponetevi questa domanda, sentitela.

A cura di: Gaia Russo
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